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Ludovica | Il mio destino era segnato

Questa casa non è un albergo

i miei genitori non lo hanno mai potuto dire. L’albergo era la nostra casa, ma era anche la casa di tanta altra gente, che creava intorno a me e alla mia gemella Adelaide, un curioso andirivieni di improbabili personaggi belli e brutti che parevano protagonisti di un grande circo.

Se la mamma non avesse programmato il cesareo per il 14 agosto, sarei di certo nata nelle cucine del ristorante, con tutta la famiglia intenta a preparare un pranzo di Ferragosto!

Sì perché questi sono i miei primi ricordi: enormi piatti di risotti e paste e sughi e salse e arrosti e dessert, con un susseguirsi di profumi da lasciare senza fiato e sapori di indescrivibile bontà.

In quell’incredibile luna park che era la mia vita, non c’era spazio per i capricci e neppure per la tristezza; tutto era un gioco: pulire una intera cassetta di fagiolini, controllare le patate in forno, assaggiare qualunque cosa il nonno mi proponesse sulla punta di una forchetta…

Sono sempre stata un po’ più alta, un po’ più tonda e anche un po’ più tenace di tante altre bambine. Mi impegnavo sempre in tutto, la scuola, il pianoforte, il canto e nonostante fossi costantemente sovrappeso, non ho mai perso un allenamento di basket e di volley.

Ma il mio destino era segnato.

Quando mi sono vista allo specchio con la giacca bianca, le guance arrossate dal calore del fuoco, inebriata dal profumo del cioccolato che usciva dal forno, mi sono sentita davvero realizzata.
D’altra parte bastava guardarmi: ero dolce, rotonda e morbida: come la più golosa delle torte… ottimo biglietto da visita!

Poi il lavoro in pasticceria, tanto lavoro, estenuante, senza sosta, senza vita, senza speranza… e il caldo rassicurante della cucina, da sogno diventa incubo.
Poi i viaggi, le esperienze di lavoro, le distanze e le paure e la terra che ti manca sotto i piedi.

E d’improvviso il risveglio in una dimensione diversa…

Adelaide ha bisogno di me e io di lei. Mi mette in mano una macchina fotografica e mi regala una nuova vita. Ricomincio a respirare accanto alla mia compagna di sempre, unite come solo le gemelle sanno stare, come eravamo ancora prima di essere noi.
Ora tutto ricomincia ad avere un senso.

Ludovica Mossina
@ludovica_mossina

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