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La storia incredibile di Alice Bensi

Fin da piccola sono sempre stata un po’ maschiaccia. Coraggiosa, avventurosa, spericolata, a volte anche aggressiva. Mio papà mi ha sempre voluta sveglia e senza fronzoli, mia mamma detestava l’archetipo della bimba principessa e smorfiosa. Così, un po’ per indole, un po’ per reazione, sono diventata una dura. Determinata a nascondere paure ed evitare fallimenti ad ogni costo. Mi sono trovata a lavorare nel mondo della fotografia di sfilata sgomitando tra paparazzi agguerriti per scattare front row da capogiro. Milano, New York, Parigi. Armani, Marc Jacobs, Chanel. Lenny Kravitz, Anna Wintour, Kate Moss. Vogue.com, Style.com, Vogue.it.

Mi sentivo tra l’incudine e il martello del dorato mondo della moda: di fronte a me lo sfarzo abbagliante delle star e degli artisti incommensurabili che concedevano brevi istanti al mio obiettivo; sulle mie spalle giorni e settimane di lavoro senza sosta e senza fiato, il peso dell’attrezzatura sempre al collo, le sessioni di editing e le foto da inviare nel cuore della notte.

Dopo qualche anno, ho deciso per un cambio radicale. E ho lasciato passerelle e backstage per esplorare jungle e fondali marini.

Negli ultimi otto anni, ho viaggiato attraverso le foreste, i deserti e gli oceani di quattro continenti.

Ma, soprattutto, ho viaggiato dentro me stessa.

Mi sono bruciata la pelle e schiarita i capelli sotto il sole tropicale, istruttore di subacquea dall’Indonesia alle Fiji; ho vissuto su vascelli incantati che scivolavano tra isole irraggiungibili, case di draghi e uccelli del paradiso, nuotando tra squali e delfini, mante e balene. Mi sono tatuata una sirena sulle costole e ho insegnato l’amore per il mare a frotte di turisti.

Mi sono innamorata a Zanzibar, mi sono fatta il cuore a brandelli. Ho macinato sette paesi africani via terra per curarmi. Ho fotografato sempre, per lavoro e per piacere, immortalando meraviglie indescrivibili, che ho trovato soprattutto negli occhi della gente. Ho camminato attraverso l’Amazzonia e scarpinato fino a Machu Picchu. Ho ascoltato canti di sciamani e pregato con loro attraverso portali cosmici. Ho provato gioie incontenibili e dolori devastanti. Ho cercato quello che sono al di là di ogni etichetta e titolo, dietro a tutte le maschere che ho saputo frantumare.

Mi sono disintegrata d’amore e gioia, disperazione e passione.

Da ragazza aggressiva e sventata sono diventata una donna più consapevole, forte si, ma molto più flessibile. Selvaggia si, ma anche femminile.

E adesso, con il cuore, l’anima e gli occhi pieni di incalcolabili tesori, me ne torno a casa.

A ricostruirmi.

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