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Giulia | Vi lascio un pezzo di me

In questo taccuino che mi sono ritrovata tra le mani ho trovato scritte alcune parole…

scoprire, sentirsi femminile, l’opinione di te stessa, pronta

Parole che di per sé possono non significare nulla, ma che per alcune persone, invece, sono parole di rinascita, che assumono un valore ancora più grande e a cui io imparato a dare un valore diverso.

Scoprirsi”, svegliarsi un giorno e trovarsi completamente diversa, cambiata.. ritrovarsi senza appigli.

Il percorso lungo e duro di una terapia ha un solo grande obiettivo finale: arrivare all’intervento, a quello che dovrebbe essere la fine di tutto. E quando raggiungi l’obiettivo tanto aspettato, ti svegli il giorno dopo e chi sei? Non puoi più definirti la stessa, perché mentiresti. Ti ritrovi a doverti riscoprire, a doverti abituare a qualcosa che non è tuo, che non ti appartiene, che non volevi e che forse, ti rendi conto, non accetterai mai del tutto. Perciò ti domandi

“Ok, sono guarita, sono cambiata, sono diversa e ora? Che faccio? Come gestisco tutto questo?”

È difficile e tremendamente duro guardarsi e vedere cicatrici che non ti abbandoneranno mai, segni indelebili, che molto spesso cerchi di nascondere anche a te stessa ma che, alla fine, sono sempre lì, a ricordarti di quello che hai dovuto passare, quello che ti è successo; a ricordarti della vita che inaspettatamente, da un giorno all’altro, può cambiare, senza nessun preavviso, a ricordarti che non sei invincibile e che devi vivere a pieno, nel bene e nel male.

Riscoprire sé stessa credo sia la parte più difficile di quello che una malattia come un tumore al seno comporta. Perché il tuo corpo cambia e non puoi fare altro che accettarlo per poter andare avanti. È una questione di accettazione: accetti di doverti confrontare con un “qualcosa” di cui hai sempre sentito parlare, ma che non pensavi ti avrebbe mai colpito, accetti di dare un dolore difficile da gestire a coloro che ti sono intorno, accetti di iniziare a fare chemioterapia, accetti di perdere i capelli e ogni sorta di pelo del tuo corpo, accetti di dover mettere una parrucca, accetti di sentirti osservata da tutti, accetti di non riuscire più a essere autosufficiente, perché il tuo corpo cede nonostante la mente continui a galoppare, accetti di stare male ogni giorno, accetti di avere i sensi distorti, accetti di sottoporti a un intervento di mastectomia bilaterale… è tutta questione di accettazione.

Ma alla fine, siamo sicure di accettare davvero tutto? O stiamo solo fingendo?

O forse ci rendiamo conto che non accettare, o almeno non provarci è una lotta contro i mulini a vento e non ci rimane altro da fare per sopravvivere che continuare a credere in noi stesse.. a credere in una nuova vita, in una nuova femminilità…

Il sentirsi nuovamente femminile…nuovamente apprezzata agli occhi degli altri e soprattutto davanti a te stessa. Queste cicatrici mutano col tempo, insieme a te… il tempo passa inesorabilmente e impari ad accettarle e di conseguenza quando le guardi non ti ricordano più solo il dolore e la rabbia per quello che ti è successo, ma diventano il simbolo della battaglia che hai combattuto a denti stretti e che puoi dire di aver vinto. Diventano così il simbolo della tua forza e inizi a sentirle un po’ parte di te.

Esse ti danno la possibilità di chiederti

“Questa battaglia che tipo di donna mi ha reso? Come sono cambiata dopo tutto questo?”

La risposta non è mai scontata. Un anno fa avrei detto di essere una donna che non si riconosce, che non voleva potersi porre queste domande, una donna forse con ancora troppo dolore nel cuore. Oggi, a un anno di distanza, posso definirmi una donna diversa, anche migliore rispetto a quella che ero prima. È un cambiamento a volte impercettibile agli occhi esterni, ma ben chiaro e definito dentro di te. Vuoi essere migliore di quello che sei stata fino al girono prima del cambiamento. Ora ti senti più forte, più viva. Impari ad apprezzare la vita, che inevitabilmente diamo sempre per scontato, a godere delle cose belle che hai: da una luna piena e luminosa in cielo, a un tramonto, a una corsa in mezzo agli alberi, a un abbraccio del tuo compagno dopo una giornata intera in cui non vi siete visti, a un bacio di tuo figlio, a una cena tra amici o in famiglia, a una gita improvvisata… tutto acquista un valore diverso.

E cosa ti rimane ora da fare?

Beh, credo che quello che io possa fare sia solo Vivere a pieno e far sì che tutto questo non torni a diventare scontato. Perché allora è come se avessi combattuto per nulla…

Giulia Bocchi

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