Sorry, no posts matched your criteria.
 • Collettivo Digitale  • Anita | Il lavoro è la mia vita

Anita | Il lavoro è la mia vita

Nasco in una famiglia che, secondo le nostre possibilità, ha cercato di non farmi mancare nulla: ho studiato musica, fatto sport e danza. I pranzi della domenica dalla nonna li ricorderò per sempre, con quel profumo di gnocchi alla romana e la tavola piena di bontà; i viaggi in camper a scoprire l’Italia tutti insieme, o quelli per andare a trovare il nonno in montagna.

I miei genitori mi hanno insegnato il rispetto, la ricchezza della diversità, l’umiltà e la pazienza.

La mamma mi ha sicuramente insegnato a farmi rispettare, a non permettere a nessuno di mettermi i piedi in testa. Ma come è stato difficile capirlo e metterlo in pratica, quando intorno a te sono tutti giusti, perfetti e ricchi. E tu invece con gli occhiali, pochi soldi in tasca e quei chilo in più che non hanno mai perso occasione di farti pesare. Dal papà ho imparato il silenzio, quello in cui rifugiarmi quando sono indecisa, quando ho bisogno di pensare e quando il resto sovrasta. Sono brava ora, a riconoscere tutto questo, ma non è sempre stato cosi semplice. La mamma ci ha lasciati, dopo mesi di sofferenza, l’estate del 2008. Dovetti tornare da un viaggio con gli amici, perché stava così male che il papà voleva assicurarsi fossimo insieme. E così è stato, eravamo insieme, mano nella mano. Da lì è cambiato tutto, inevitabilmente. A 20 anni perdi il tuo punto di riferimento, la mamma, lei che ti ha allattata fino a 3 anni, che ti spronava con il suo sorriso contagioso e che ha sempre creduto in te. E la forza la trovi, per lei, per il papà, per te. La trovi perché non puoi fermarti, e allora fai, lavori e tanto, ti riempi di impegni. Continui a portare avanti l’università, ma senza risultati, perché la testa è altrove.

Ho rinunciato agli studi qualche anno dopo, concentrandomi sul lavoro e sull’apertura di una nuova cooperativa, insieme ad amiche.

Una cooperativa che nasce dal settore educativo della cooperativa che mia mamma fondò negli anni ’90, e che continua a distinguersi nel panorama carpigiano. Il lavoro è proprio la mia vita, ci metto me stessa ed è come una seconda casa.

Il papà portava spesso con sé la macchina fotografica, era così normale averla che non lo ricordo chiaramente, ma ci sono tante foto che lo dimostrano. Quel viaggio a Londra con le amiche nel 2012, uno dei primi da sola, lo ricorderò sempre perché mentre eravamo sul London eye ho proprio sentito il bisogno di tenere tra le mani una reflex e raccontare quello che vedevo, attraverso le immagini. Quell’estate il papà decise di regalarmela e da lì la passione si fece sempre più concreta diventando un lavoro vero e proprio.

Ho fotografato concerti, inaugurazioni, cerimonie d’amore, amici, viaggi, il Papa, prodotti. Sono molto grata di queste esperienze.

Non ho ancora parlato dell’amore perché non è mai stato semplice, ero sempre la single del gruppo o della famiglia. Pochi fidanzati, diverse conoscenze. La prima storia d’amore e nel 2012, finita perché fini il sentimento di lui. Poi nel 2016 sembrava avessi trovato l’uomo che sognavo da sempre, con cui tutto scorreva naturalmente, la voglia di stare insieme aumentava, andammo a convivere dopo pochi mesi, decidemmo di sposarci e anche la data. Ma le sue bugie aumentavano, le sue indipendenze erano protagoniste delle notti in cui non rientrava a casa, le mie paure sempre più grandi e io sempre più piccola. Finché una sera, a una festa, le mie amiche mi presero da parte e mi fecero vedere com’era la vita che stavo vivendo, chiedendomi se davvero io volessi quello.

La risposta era un grande no, grandissimo. Di ritorno da quella vacanza decisi di lasciarlo, e insieme a lui lasciare paure timori e un grande peso che mi portavo dietro.

Da quel momento, ripresi in mano la mia vita, mi raccolsi da terra e imparai ad ascoltarmi, a mettermi al primo posto, a prendermi cura di me stessa. Capii che tutte le cose che avevo accumulato si erano trasformate in un’infiammazione nel mio corpo, che mi stava facendo stare male, iniziai a fare ricerca, a sentire specialisti e capii di dover cambiare la mia alimentazione.

Dopo mesi, ormai anni, di cambiamento, di continui no a cibi prelibati, di forza di volontà, di allenamento fisico e mentale, sono una persona nuova. Non ho la ricetta perfetta per tutti, ma so qual’è stata la mia: toccare il fondo così tanto, da non poter fare altro che risalire e splendere. Ho smesso di mangiare alimenti infiammatori, ho rinunciato a rapporti e conoscenze che non mi facevano bene, ho cominciato ad ascoltarmi e seguire il mio istinto, ho detto dei no accorgendomi che non sarebbe finito il mondo, ho iniziato ad allenarmi e farlo con gioia, a sorridermi quando mi guardo allo specchio, e soprattutto a prendermi tempo per me e rallentare il ritmo frenetico. Soprattutto ho imparato che non è il mio peso a definirmi, che non sono i chili in più o in meno a rendermi più valevole di rispetto e accettazione, ma che e il mio approccio alla vita, il mio sorriso a fare la differenza.

Sembra impossibile all’inizio, ma se il vostro obiettivo è stare bene, e siete coerenti nel raggiungerlo, si può fare!!

Anita Rampon

POST A COMMENT